Materiali naturali: la corteccia

La corteccia è il tessuto esterno di un albero. Quella di betulla è morbida, elastica e anche impermeabile, quindi perfetta per lavorazione a mano con lo scopo di creare capi di abbigliamento, cestini, foderi per coltelli e addirittura per costruire tetti, fra altre cose. Viene raccolta a giugno quando si stacca abbastanza facilmente dal tronco dell’albero se la si taglia con un coltello ma usando acqua bollente la si può staccare anche in pieno inverno.

Io uso la corteccia per fare non solo oggetti decorativi ma anche quelli d’uso. Nella foto sotto vedete una pallina intrecciata di corteccia che, con una pietra dentro, veniva usata come peso per i reti dei pescatori già nell’Età della Pietra:

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I cacciatori che si avventurano nelle foreste finlandesi senza fine spesso hanno sete e vogliono bere direttamente dal fiume. Usano ancora oggi la tecnica che vi presento sotto per fare una tazza di corteccia (betulla).  Hai bisogno di un coltello, un pezzo di corteccia e un rametto non troppo secco.

1. Devi trovare un pezzo di corteccia senza nodi dei rametti e senza altri buchi, delle dimensioni di circa 10×10 cm, o anche più grande, se possibile.

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2. Usa il coltello per tagliare un disco e le unghie per togliere gli strati sporchi su tutti e due i lati. Il disco pulito dovrebbe essere come qui:

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3. Piega il disco in due facendo sì che il lato più chiaro rimanga dentro. Poi, gira il disco 90 gradi a destra (o sinistra, se preferisci) e piegalo un’altra volta. Come risultato, hai un disco con quattro “lati”:

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4. Piega uno di questi quattro lati in modo tale che una metà si piega sopra l’altra:

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5. Usa il coltello per fare un taglio di 2-3 cm in mezzo al fondo del rametto, nella direzione in cui si allargano i fibri dentro. Non torcere troppo, il taglio dev’essere molto stretto:

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6. Poi inserisci il lato piegato in due del disco di corteccia dentro il taglio che lo tiene stretto. Ecco la tazza che uso per prendere acqua dal lago gelato accanto a casa mia:

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Tempo impiegato: circa un minuto.

 

Il ritidoma della betulla, detto anche scorza, è un materiale che prende la scintilla molto facilmente e nei vecchi tempi veniva dunque usato per accendere il fuoco (guarda il video qui: https://naturafinlandese.wordpress.com/2013/11/25/come-si-faceva-fuoco-mille-anni-fa-video/).

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Karhun kansa (Popolo dell’Orso) è diventata una comunità religiosa ufficialmente riconosciuta in Finlandia!

E’ la prima volta che una comunità che rappresenta la tradizione antica viene riconosciuta dalla legge finlandese! Bisogna dire però che per riuscirci abbiamo dovuto compilare il modulo di richiesta aderendoci alla definizione di “religione” creata dalla Chiesa Luterana Finlandese, e quindi la “versione ufficiale” sulle nostre credenze non rispetta la tradizione alla lettera. Nonostante questo, è  una notizia storica che è un passo avanti per tutte le comunità religiose non ufficiali nel nostro Paese.

Ecco il link alla notizia divulgata il 17 dicembre 2013 (in finlandese): http://www.kotimaa24.fi/artikkeli/suomenuskoisten-uskonnollinen-yhdyskunta-hyvaksyttiin/

Ho fatto una traduzione dell’articolo con commenti:

La comunità religiosa di animisti finlandesi riconosciuta ufficialmente (17.12.2013)

La Società Brevetti Finlandese (Patentti- ja rekisterihallitus) ha riconosciuto alla comunità Popolo dell’Orso (Karhun kansa) lo status di una comunità religiosa ufficiale in Finlandia. La conferma è arrivata questo pomeriggio al Presidente del consiglio della comunità, Oskari Ratinen.

La nuova comunità religiosa ha intenzione di pubblicare un sito internet in primo luogo.

– “Tutte le altre cose sono in ordine. Non succederà niente di drammatico, la nostra comunità è attiva già da tempo. Questo riconoscimento significa che la nostra esistenza è finalmente una cosa ufficiale”, dice Ratinen, facendo riferimento alla conferma appena arrivata dalla PRH.

– “Siamo un piccolo gruppo di persone. Non abbiamo nessuna intenzione di andare a convertire la gente o far aumentare il numero di aderenti. Questa è una cosa personale per tutti noi.”

Oskari Ratinen, avete un dio?

– “Sì, ne abbiamo tanti. Il rapporto più importante per noi è con i nostri antenati, la propria famiglia. I miei antenati sono sempre presenti nella mia vita anche se non li ritengo dèi. Neanche gli spiriti tutelari della zona dove abito o procuro le necessità per vivere sono dèi. Le divinità sono esseri cosmici che si manifestano in ogni livello dell’universo ma per molti aderenti al “finnismo” (suomenusko) rimangono essenzialmente esseri distanti. La nostra spiritualità non gira intorno alle divinità come ad esempio nel cristianesimo. Ognuno di noi ha la facoltà di definire il livello di importanza che le attività spirituali hanno nella propria vita.”

Attualmente il Popolo dell’Orso ha 22 o 23 aderenti e altri dieci stanno per aderirsi alla comunità.

Qual’è il vostro credo religioso?

– “Il nostro “credo” è un poema tradizionale abbastanza lungo. Si trova anche nelle regole della nostra comunità e sarà una delle prime cose che metteremo sul nostro sito internet. Il poema si centra su tre figure mitologiche: la creatrice Iro e i suoi tre figli, Väinämöinen, Joukahainen e Ilmarinen. E’ riassuntivo della nostra mitologia e cosmologia ovvero la concezione del mondo che è la base dell’insieme di credenze e mitologia finlandesi.”

Ma quel poema non appare nel poema epico nazionale, Kalevala, vero?

– “Il Kalevala non è una scrittura sacra per noi, anzi è un’opera letteraria composta da Elias Lönnrot. Le nostre poesie sono tratte dal materiale inalterato che comprende antiche poesie finlandesi nella loro forma originale. Il Kalevala è un’insieme di poesie tradizionali fortemente alterate da Lönnrot. Dunque, apprezzo il Kalevala come opera letteraria ma non è assolutamente un libro sacro.”

Avete riti di culto?

– “Sì, ce ne sono molti diversi. Abbiamo quattro feste importanti: il Chiodo dell’Inverno (Talvennapa) a metà gennaio, la Festa della Fertilità (Hela) in primavera, la Festa dell’Orso (Karhunpäivä) il 13.7. e la Festa del Fine Anno (Kekri) che viene celebrata verso ottobre/novembre.”

(Kotimaa24.fi)

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Ecco alcuni commenti e maggiori informazioni:

– Il “finnismo” (suomenusko) è un modo di vivere che comprende sia le tradizioni spirituali  sia le usanze antiche dei nostri antenati. Non è una religione per definizione ma molto di più… Suomenusko ha le radici nei tratti culturali dei popoli ugro-finnici e nelle loro credenze precristiani.

– E’ costituito da credenze animistiche: tutte le cose (noi, le piante, stelle, pietre ecc.) hanno un’anima e quindi bisogna rispettarle perché anche noi esseri umani siamo solo parte della natura. Nella tradizione ugro-finnica non esiste il concetto del soprannaturale – gli spiriti e le divinità la cui esistenza noi riconosciamo sono esseri naturali come noi stessi. La casa, la foresta, le specie animali, l’anima… tutte hanno uno o più spiriti tutelari che le proteggono. Crediamo che noi esseri umani – come anche gli animali – abbiamo tre anime: la personalità (itse) di un individuo è considerata la parte dell’anima più vicina al concetto cristiano (un’entità a se stante che in un certo senso dimora nel corpo), il respiro (henki oppure löyly, traducibili anche come “spirito” o “vita”) è la forza vitale, ovvero l’insieme dei processi che permettono al corpo di mantenersi in vita, e la natura (luonto, traducibile anche come “carattere”) è costituita dalle caratteristiche e forze che provengono dai nostri antenati che ci proteggono e aiutano in situazioni difficili (questo può essere paragonato al concetto cristiano di angelo custode).

– Una cosa particolarmente importante è il rapporto tra i vivi e i morti. Manteniamo vivo il legame con i nostri antenati e rispettiamo la natura di cui facciamo parte. Queste cose sono molto più importanti di tutte le divinità nella vita quotidiana.

– Le nostre divinità sono più o meno tutte ugualmente potenti. Hanno tutte la loro sfera di influenza precisa e se noi entriamo nel loro territorio, dobbiamo sempre chiedergli permesso. Le divinità sono tante, quindi presento sono le più conosciute qui sotto:

Ukko Ilmarinen – detto anche solo Ukko o Ilmarinen, è il dio del tuono e del cielo. Ci rivolgiamo ad Ukko per chiedere la pioggia o per far passare il maltempo. Si dice che Ukko abbia anche moglie del nome Akka oppure Rauni.

Tapio è il dio della foresta dove regna insieme a sua moglie Mielikki. Nel loro regno ci sono tanti spiriti che si possono incontrare nella foresta.

+ Vellamo (detta anche Veden emo, “La madre dell’acqua”) è la signora delle acque. E’ presente in tutti i laghi e nel mare, e può aiutare un pescatore se viene chiamata e trattata bene.

Dopo la morte l’anima del defunto si reca in un paradiso chiamato Tuonela. E’ un modo dove i morti continuano la loro vita come prima e famiglie vengono riunite. Il limite tra nostro mondo e il mondo dei morti è vago e nel periodo più buio dell’anno (inverno) in particolare i vivi possono comunicare con i morti che li vengono a visitare per vedere se va tutto bene. Alcuni di noi credono anche in reincarnazione che si può manifestare in varie forme.

– Il Popolo dell’Orso (Karhun kansa) NON rappresenta tutti gli aderenti al suomenusko. Questo processo per ottenere lo status ufficiale è un progetto iniziato da un piccolo gruppo qualche anno fa. Attualmente Karhun kansa ha circa 30 aderenti e quindi ci conosciamo tutti. 🙂

Parco Nazionale di Sipoonkorpi

Abbiamo festeggiato il Giorno dell’Indipendenza finlandese (6.12.) nella mia casa d’infanzia a Vantaa. A pochi chilometri da lì c’è una delle zone più selvatiche più vaste e meno toccate dall’uomo nel raggio di 100 km da Helsinki. Si chiama il Parco Nazionale di Sipoonkorpi, situato nel comune di Sipoo, tra Helsinki/Vantaa e Porvoo.

Domenica sera ho deciso di andare a passarci la notte come mi piace fare ogni tanto, anche d’inverno.

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Ho lasciato la macchina nel parcheggio minuscolo di Byabäcken, parte nord del Parco. Paragonato con l’altro parcheggio a 300 metri più ad ovest, Källängen, è comunque grande come se fosse il parcheggio dell’Ikea… C’è posto per 12 macchine. Sono salito sulla collina accanto con lo zainone e ho seguito il percorso segnalato prima di svoltare verso il posto per il campeggio (Ängesböle) che è uno dei pochi luoghi dove si può accendere un fuoco nel Parco Nazionale. La distanza tra Ängesböle e il parcheggio è di circa 700 metri.

Questo Parco Nazionale è riuscito a conservare il suo aspetto selvaggio. Non ci sono centri turistici né lunghissimi percorsi segnalati che si incrociano in ogni angolo – ci sono quattro percorsi segnalati, di cui il più lungo è quello di Kalkkiruukki (4,5 km). Ci sono ufficialmente solo due posti dove accendere un fuoco (Ängesböle e Kalkkiruukki) e solo un <strong>laavu</strong> (un tipo di riparo costruito in legno) a Kalkkiruukki, ma vicino a Bisajärvi c’è un altro laavu – in pessima condizione – dove ho passato una notte fredda un paio di anni fa. Dunque, a causa di mancanza di percorsi segnalati e territorio che presenta molte difficoltà, bisogna conoscere la zona oppure procurarsi una cartina ed una bussola. Io personalmente spero che Sipoonkorpi non diventi come Nuuksio, “la Lapponia di un milione di helsinkesi”, dove ci sono tutti i servizi e sempre troppa gente in giro.

Ho acceso un fuoco ad Ängesböle utilizzando il mio fire steel tradizionale (vedi l’articolo sotto):

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La temperatura era di -5 gradi ma nel caldo del fuoco non si sentiva affatto! Ho mangiato un kebab vegano (fatto di seitan e verdure) e un panino.

Ho dormito all’aperto e ho dormito anche bene, perché mi sono svegliato solo alle 10 del mattino! Il mio sacco a pelo si chiama Cumulus Alaska 1100 (temperatura comfort: -26 gradi) e come materassino uso la pelliccia di agnello insieme ad un materassino sottile (0,8 cm).

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Per scaldarmi la mattina ho tagliato legna da ardere per il prossimo visitatore e continuato con il mio zainone verso ovest, Gillenmossarna.

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Ho fatto una piccola pausa davanti alla casa di Bergström, abitata fino all’inizio del ‘900, prima di tornare al sentiero principale:

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Il laghetto Fallträsk è bellissimo visto dalla collina accanto:

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Gillermossarna è una palude interessante perché assomiglia molto al tipico paesaggio lappone. E’ sicuramente uno dei miei luoghi preferiti in Sipoonkorpi:

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L’ho girata quasi tutta e poi tornato indietro passando via Jöusjärvi:

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Da lì c’è un sentiero che porta fino ad Ängesböle. Prima di finire la mia “passeggiata mattutina” ho seguito il percorso naturalistico vicino a Byabäcken e sono arrivato alla stradina Länsitie che portava al parcheggio dove avevo lasciato la macchina.

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Ho percorso circa 10 km nel Parco innevato (di pochi centimetri però) senza incontrare nessuno! Se volete godervi il silenzio e solitudine, vi consiglio di esplorare Sipoonkorpi, sempre pieno di sorprese e luoghi veramente bellissimi!

Come si faceva fuoco mille anni fa! (video)

Ho messo un video su YouTube per farvi vedere come si faceva fuoco mille anni fa in quasi tutta l’Europa. Ormai pochi conoscono questo metodo bellissimo, in Finlandia siamo forse alcune decine di persone… Tutti i materiali usati nel filmato sono fatti da me.

Prima di poterlo fare bisogna ottenere un fire steel tradizionale (karkku), un pezzettino di quarzo (o simile) e lavorare su un Fomes fomentarius (un tipo di fungo) per avere il materiale che prende e conserva la scintilla. Ho fatto anche un tubetto di betulla con fibro di ginepro.

Prima si prende un pezzettino di Fomes fomentarius pronto e secco che viene posato sopra il pezzo di quarzo. Poi il fire steel viene utilizzato per colpire il bordo della pietra per estrarne una scintilla che vola in aria e dovrebbe atterrare sul fungo e rimanerci senza che si spenga. Il fungo con la scintilla viene messo dentro il tubetto con il materiale ben combustibile, dopodiché ci si soffia per accendere il fuoco.

Appena usato il tubetto per accendere fuoco nel forno della sauna (kiuas), lo si può spegnere con le mani per poterlo riulitizzare!

Se volete venire ad imparare questa tecnica antica durante la vostra prossima vacanza in Finlandia, contattatemi per ottenere maggiori informazioni! Sembra facile nel video ma la realtà è ben diversa… 😉

La Norvegia settentrionale

Eccomi qua che continuo con il mio racconto di viaggio! Dopo aver fatto 119 km a piedi nella zona di Kaldoaivi (Finlandia) sono salito in macchina e continuato verso la Norvegia e il Mar Glaciale Artico… Sono stato in Norvegia diverse volte (per esempio ad Oslo, Tromso, Alta e Nordkapp) ma mai prima nelle vicinanze di Kirkenes, la città più ad est della Norvegia.

Dopo la frontiera tra la Finlandia e la Norvegia, la prima tappa è stata Neidenfjord, un fiordo che si estende dal Mar Glaciale quasi fino a raggiungere il territorio finlandese:

Mi sono diretto verso est, destinazione Grense Jakobselv, il villaggio dei pescatori più ad est della Norvegia. Lungo la strada 886 da Kirkenes ho fotografato il fell più antico del Paese (ha la modesta età di 2,900 MILIONI di anni!).

Ecco la strada numero 886 ed il paesaggio tipico:

Ho raggiunto la frontiera russa dove la strada continua verso nord e la costa norvegese:

Grense Jakobselv è un villaggio di meno di 100 abitanti. E’ praticamente senza centro perché le case sorgono sulle colline e lungo la strada nel raggio di 5 chilometri. E’ anche il posto più lontano da Oslo raggiungibile percorrendo lungo le strade norvegesi = distanza 2,556 chilometri! Nella foto qui sotto si vede la cappella di Oscar II (Re della Norvegia nell’Ottocento), costruita nel 1869 per rendere il dominio norvegese definitivo e ben chiaro nel territorio:

Davanti alla cappella c’è un cimitero minuscolo con circa 30 tombe e 10 cognomi diversi.

Qui si vede meglio sia la cappella che la base militare norvegese che sorge sopra la collina:

La strada pubblica finisce qui, a 300 metri dalla cappella. Inizia il Mar Glaciale:

Pescatori…

E indovinate chi c’è in questa foto! Si vede bene solo la testa però…

(Sì, è una foca grigia [Halichoerus grypus]!)

Dopo un pranzo con panini ho continuato il viaggio in direzione Kirkenes. Questa piccola città (3,500 abitanti) è il centro della Norvegia orientale. Non è che ci sia molto da vedere ma il caffè (in stile italiano) lo sanno fare!

La prossima tappa: Bugøynes, un piccolo villaggio di 200 abitanti popolato dai kven (i cui antenati erano finlandesi che si sono trasferiti in Norvegia nell’Ottocento per motivi di lavoro). Molti sanno ancora parlare finlandese anche se la vita intorno a loro si svolge quasi esclusivamente in lingua norvegese. La strada che raggiunge il villaggio è stata costruita negli anni ’60.

Nel villaggio c’è anche la famosa “Sauna del Mar Glaciale” (Jäämeren sauna) che ho visitato con l’intenzione di fare il bagno nel Mar Glaciale. Missione compiuta con successo! 🙂

(Temperatura aria: +13, temperatura acqua: +7. Ma io sono abituato… Pratico il bagno d’inverno già da un paio di anni.)

La stessa sera ho visto anche l’aurora boreale! Qui si vede poco ma vi assicuro che era davvero bello!

Dopo la notte all’aperto –> Nuorgam, Finlandia, e da lì verso Utsjoki e Rovaniemi… Un bel viaggio! Spero di poter tornare in Norvegia il più presto possibile. 🙂

Kaldoaivi – Escursionismo nella Lapponia finlandese

L’area selvatica di Kaldoaivi (dal Sámi settentrionale: “gálddo” ovvero sorgente, ed “oaivi”, un tipo di fell) è la zona inabitata più vasta della Finlandia che con la sua superficie di più di 2900 km2 si estende nei comuni di Inari ed Utsjoki. La zona è principalmente pianeggiante con la betulla lappone come unica specie di albero (anche se vicino a Sevettijärvi ci sono anche foreste di pino) e con una concentrazione molto alta di laghi, fiumi e paludi – tutti tipici della natura finlandese. Ci sono tre percorsi segnalati: Saamenpolku (80-90 km), Inarinpolku (100 km, continua in Norvegia fino al Mar Glaciale Artico) e Sevettijärvi-Pulmani (60-70 km, quello più conosciuto). Tutti questi percorsi si trovano nella parte est di Kaldoaivi, vicino alla confine con la Norvegia, il che vuol dire che andando verso ovest è anche probabile che non si incontri nessuno prima di raggiungere la strada E75 (3-4 giorni di trekking). Resta certo che io e la mia compagna di viaggio ci volevamo andare per goderci un po’ il silenzio assoluto… A proposito, siccome non ci sono molti percorsi segnalati ed il terreno risulta abbastanza difficile, Kaldoaivi non è il posto ideale per i principianti. Nell’altopiano non ci sono punti di riferimento e quindi nel caso di pioggia o nebbia è molto difficile orientarsi – anche con la bussola e la cartina!

Quest’escursione animata dai colori della “ruska” e di una lunghezza di circa 119 km è durata 8 giorni. Le temperature andavano dai -1 di notte ai +17 di giorno (il che è insolito in Lapponia a settembre). Abbiamo pernottato sia nelle capanne aperte (“autiotupa”, attrezzate dallo Stato ed utilizzate da chiunque si avventuri nelle zone remote) sia nel nostro “loue” (http://en.wikipedia.org/wiki/Loue_(tent)). Prima abbiamo attraversato quasi tutta la Finlandia in macchina, arrivando prima a Rovaniemi dove abbiamo pernottato nella foresta e dopo ad Inari dove abbiamo avuto la possibilità di farci la doccia.

<strong>Day 1 – Mer 11.09. Sevettijärvi-Opukasjärvi-Iisakkijärvi (20 km)</strong>

Dopo una notte ben dormita nelle foreste di Sevettijärvi, abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio del “Museo Tradizionale dei Skolt Sámi” ed iniziato la nostra avventura in mezzo al nulla alle 8 del mattino. Per i primi tre giorni abbiamo seguito il percorso segnalato da Sevettijärvi verso Pulmanki, visitando varie capanne aperte lungo la strada.

(Sì, abbiamo usato l’autoscatto…)

Il paesaggio tipico, ovvero palude, roccia ed un po’ di foresta:

Dopo Katriinajärvi ed una stradina (a 3 km da Sevettijärvi) inizia un recinto per le renne che bisogna essere superato per continuare il cammino lungo il percorso… Abbiamo fatto piccole soste ogni mezz’ora e sono riuscito anche a fotografare le vivacissime ghiandaie siberiane (Perisoreus infaustus):

Eccovi qualche altra foto del primo giorno:

(Questo tipo di terreno è tipico nelle zone pianeggianti di Kaldoaivi.)

(Kaldoaivi è pieno di ruscelli non molto difficili da attraversare.)

L’unica giornata di pioggia è stata proprio questa. Pioggia anche molto forte, quindi tutti bagnati ci siamo recati alla capanna aperta di Opukasjärvi per pranzare e per far asciugare le nostre cose!

Dopo la pausa pranzo MOOOLTO lunga abbiamo continuato il nostro viaggio attraversando due fiumi: Silisjoki e Näätämöjoki. Destinazione: capanna aperta di Iisakkijärvi.

La pioggia ha fatto comparire un arcobaleno:

Iisakkijärvi è la capanna più antica del percorso Sevettijärvi-Pulmani, costruita nel 1969. Sotto il sole basso della serata c’era un’atmosfera magica!

Un ragazzo di Oulu che avevamo già incontrato ad Opukasjärvi è entrato nella capanna e ci è anche rimasto per la notte. 🙂  L’acqua fredda del lago ci ha regalato un’esperienza rinfrescante perché ci siamo tuffati per lavare via tutto il sudore… Nella capanna invece faceva così caldo che si moriva! Di notte la temperatura interna si è abbassata, e io che non ho usato il mio sacco a pelo questa notte ho dovuto usare il mio giacchetto di cotone per non sentire il freddo. Abbiamo visto anche l’aurora boreale nel cielo notturno!

<strong>Day 2 – Gio 12.09. Iisakkijärvi-Huikkimajoki + una passeggiata (12 km)</strong>

Eravamo talmente stanchi dopo il primo giorno lunghissimo che abbiamo deciso di camminare meno oggi. Destinazione: la prossima capanna aperta. Il paesaggio è cambiato; sembra già quasi di essere sull’altopiano.

Durante le nostre pause lunghe ho fatto un paio di fotografie artistiche:

Ogni tanto ho preso una fettina di carne di renna essiccata…

C’erano mirtilli…

…ed Empetrum nigrum letteralmente dappertutto!

Con l’intenzione di pescarci una cena abbondante, siamo andati al piccolo lago vicino per vedere se c’era pesce. C’era ma non ce l’abbiamo fatta a prenderlo. Avevamo letto dal guest book della capanna che vicino c’erano anche le ossa di un alce, quindi abbiamo fatto una passeggiata serale per andarle a vedere.

Cena l’abbiamo mangiata nella capanna…

…dopodiché ci siamo recati sotto il loue a 50 metri dalla cabina per la notte.

<strong>Day 3 – Ven 13.09. Huikkimajoki-Tsaarajärvi cabina aperta-Tsaarajärvi sud (15 km)</strong>

Prima si fa colazione, poi si va! Più di 12 km per raggiungere la prossima capanna e il punto più a nord della nostra gita, Tsaarajärvi. Sapevamo già che ci sarebbero paludi da attraversare ma non erano certamente l’unica difficoltà che abbiamo incontrato. La stanchezza si sentiva sempre nei piedi ed eravamo costretti a fare soste ogni 15-30 minuti per poter continuare. Ci siamo fermati per riempire le nostre bottiglie d’acqua qui (sì, l’acqua è potabile praticamente ovunque):

Durante questa pausa abbiamo trovato il teschio di un lemming (Lemmus lemmus)!

Ci siamo tolti le scarpe più volte lungo il viaggio… Dopo aver camminato più chilometri è una sensazione bellissima perché fa MALE ai piedi! Le scarpe che ho usato sono della marca JahtiJakt (sui 100 euro) e devo dire che sono state un buon acquisto. Sono scarpe di pelle con uno strato impenetrabile AirTex che ha tenuto l’umidità e l’acqua delle paludi lontante dai miei piedi. 🙂  Insomma, la mia esperienza è sempre positiva.

E finalmente siamo arrivati ai fell lapponi dove abbiamo visto un branco di renne che stavano pascolando liberamente com’è l’usanza qui (non è stata l’unica volta che le abbiamo avvistate durante la nostra gita)!

…ecco una foto di una delle paludi che abbiamo attraversato in questi giorni…

Pausa pranzo nella bellissima capanna di Tsaarajärvi:

Gli unici due escursionisti che abbiamo visto durante la giornata sono arrivati alla capanna dopo le 18 quando noi stavamo già per continuare verso sud-ovest. Abbiamo dormito vicino all’estremo meridionale del lago Tsaarajärvi.

<strong>Day 4 – Sab 14.09. Tsaarajärvi sud-Bealljegasvadda-Moreshveaijávri-Adolfin kammi (18 km)</strong>

La giornata è iniziata con un’ascesa sopra il fell. Da questo giorno in poi il percorso segnalato l’abbiamo lasciato dietro le spalle ed abbiamo continuato in direzione ovest affidandoci alla bussola ed alla cartina, verso Kaldoaivi vero e proprio.

(Qui il percorso in rosso è quello per le motoslitte.)

Paesaggi stupendi… In questa foto si vede già il fell Bealljegasvadda, alto 333 metri. Ci siamo saliti sopra. 🙂

Questo dev’essere il Diphasiastrum alpinum:

Finalmente abbiamo raggiunto la cima del Bealljegasvadda, uno dei punti più alti in zona!

Qui i fell più alti raggiungono malapena l’altezza di 400 metri ma i paesaggi sono sempre belli…

Abbiamo fatto sosta pranzo sulla riva del lago Moreshveaijávri… Una zuppa di pomodoro e basilico è un’ottima scelta ma dopo qualche giorno non se ne può più!

Da lì abbiamo proseguito in ascesa ripida verso la zona priva di alberi, altezza 250-300 metri. Che sudore, che sole, che vento!

La discesa è iniziata 3-4 km prima del fiume Pulmankijoki. Questo fiume che finisce nel lago Ylä-Pulmankijärvi è alquanto largo ma facilmente attraversato mettendo piede sui sassi che spuntano dall’acqua. Ancora un mezzo chilometro e bam! eravamo arrivati nel posto più bello di questo viaggio – Adolfin kammi con le sue cascate, un luogo paradisiaco in mezzo al nulla.

Il kammi (nella foto qui sopra) è stato costruito alla fine degli anni ’60 dai ragazzi del Centro di Ricerca di Kevo. Si tratta di un tipo di abitazione tradizionale nelle zone scarse di alberi, scavata nel terreno. Adolfin kammi prende il suo nome dal pilota dell’aeroplano tedesco Junkers-Ju52 cascato in un laghetto vicino nel 1944. Si dice che lo spirito di Adolf abita nel kammi perché i costruttori ci hanno portato il suo sedile dall’aeroplano… Dunque, per essere sicuri che il vecchio Adolf non ci faccia scherzi durante la notte anche noi gli abbiamo regalato gocce di acquavite. 🙂

Dentro il kammi si trova un libro stampato con tutta la storia del kammi ed anche i contenuti dei guest book dal 1969 fino all’inizio del 21esimo secolo. Hanno stampato 150 copie del libro in totale, ed il primo si trova proprio qui. Non ci sono stati molti visitatori all’anno, al massimo 50-60. Mi sembra che ci siano stati solo un paio di stranieri.

A 200 metri dal kammi sorge una cascata meravigliosa di circa 25 metri di altezza…

Ci siamo arrampicati sopra la cascata per bere acqua dal ruscello e per scattare qualche foto.

Eravamo già a metà strada… Stanchi morti ci siamo recati nel kammi ed abbiamo dormito come sassi. Mi sa che ha preferito dormire anche il vecchio Adolf – dato che non abbiamo notato niente di strano durante la notte.

<strong>Day 5 – Dom 15.09. Adolfin kammi-Junkers-Moreshveaijohka-Skiehtsaras (16 km)</strong>

Svegliarsi è stato tragico. Abbiamo deciso di rimanere a dormire ancora un’oretta prima di alzarci, e quindi dopo aver fatto colazione e gli zaini ci siamo avviati solo alle 10 del mattino. Come prima cosa siamo andati a vedere il Junkers JU-52 distrutto dai sovietici durante la Seconda Guerra Mondiale. Il relitto l’abbiamo trovato abbastanza facilmente:

Il motore sinistro del Junkers si trova nel Museo di Aviazione della Finlandia Centrale. Il relitto giace in mezzo ad un laghetto, e se si fosse avanzato solo qualche metro in più, sarebbe andato contro la roccia a piena velocità. Meno male che non è successo così! Ci sono decine di aeroplani dei nazi distrutti durante la guerra che sono rimaste in Lapponia, raggiungibili attraversando decine di chilometri di foreste, laghi e paludi.

E’ iniziato a piovere. Noi siamo saliti sul fell e continuato verso Moreshveaijohka (un ruscello alle gambe del Bealljegasvadda) dove abbiamo fatto pausa pranzo. Direzione est, distanza 10 km dalla nostra destinazione: Skiehtsaras:

<strong>Day 6 – Lun 16.09. Skiehtsaras-Gisttabeljohka-Huikkimajoki-Iisakkijärvi (19 km)</strong>

La nebbia alle 6 del mattino…

Il recinto per le renne non ci ha trattenuto molto – ha solo allungato il nostro viaggio di un paio di chilometri. 🙂  Usando la bussola e la mia cartina siamo arrivati alla capanna di Huikkimajoki dopo 4,5 ore (circa 10 km) dove abbiamo pranzato velocemente, e da lì abbiamo proseguito altri 9 chilometri tornando a seguire il percorso segnalato verso Iisakkijärvi…

Arrivati ad Iisakkijärvi abbiamo superato la soglia di 100 km in totale! Eravamo già molto stanchi dopo 4 giornate lunghissime, e quindi abbiamo deciso di prendere un giorno di riposo. Notte fuori sotto il nostro loue.

<strong>Day 7 – Mar 17.09. Iisakkijärvi-Opukasjärvi (6 km)</strong>

Il nostro ritmo giornaliero già seguiva il ritmo del sole… Quindi era inutile cercare di riaddormentarsi dopo le 8 del mattino. Era molto più bello bere té e leggere sia il guest book che un buon libro nella capanna:

Pescare non ha dato nessun risultato…

Verso le 3 del pomeriggio abbiamo fatto le pulizie obbligatorie nella capanna e camminato quei 6 chilometri miseri per raggiungere la capanna di Opukasjärvi per passarci la notte prima del nostro ultimo giorno di gita. E indovinate chi abbiamo incontrato lungo la strada..? I testimoni di Geova! :p

<strong>Day 8 – Mer 18.09. Opukasjärvi-Sevettijärvi (13 km)</strong>

La sveglia alle 6.30. Dopo una colazione molto veloce ci siamo avviati verso Sevettijärvi. Siamo stati veloci come anche negli ultimi 2-3 giorni perché solo l’idea di un bel piatto abbondante di arrosto di renna con purée di patate e salsina di mirtilli rossi accompagnato da un boccale di birra ci ha dato forza e coraggio di durare anche gli ultimi chilometri che sono sempre difficili… Infatti abbiamo percorso più di 13 km in meno di 5 ore e siamo arrivati alle ore 12.30!

Dopo aver sistemato tutta la nostra roba in macchina e cambiato maglia pulita ci siamo diretti nell’unico pub (Sevetin baari) per fare pranzo. Immaginate la delusione quando ci hanno detto che l’arrosto l’avevano finito! 😦  Meno male c’era un campeggio lì vicino dove abbiamo prenotato un posto per il nostro loue e mangiato l’arrosto di renna più buono del mondo… Prima di fare la sauna alle 18 abbiamo avuto qualche ora da passare sulla spiaggia di Sevettijärvi – temperatura +16 gradi ed un bel sole! Mica male…

…la sauna e una nuotata nel lago sono le cose più belle che si possano fare dopo 120 km di cammino! Questo viaggio era un’esperienza alla quale io non rinuncerei per nessuna cosa al mondo. E non è finita qui…

Concludo dicendo che secondo me è strano che il 95% di quelli che vanno a fare trekking in Kaldoaivi seguono solo i percorsi segnalati. Strano perché i posti e paesaggi più belli si trovano là dove non c’è nessuno… Noi dopo aver lasciato il percorso segnalato non abbiamo visto nessuno per 3 giorni! 🙂  Comunque, stranieri non devono avventurarsi nelle parti più remote senza guida che conosce il terreno e le condizioni climatiche a meno che abbiano MOLTA esperienza. Se volete andarci accompagnati per vivere un’esperienza sicuramente indimenticabile, contattatemi per maggiori informazioni. 😉

Dopo questa gita in Kaldoaivi abbiamo proseguito il nostro viaggio nella Norvegia settentrionale, per fare il bagno nel Mar Glaciale e per goderci i paesaggi! Ne scriverò un altro articolo – un altro giorno.

Boletus edulis (fungo porcino)

Il Boletus edulis (volgarmente indicato come porcino, in finlandese herkkutatti) è un fungo edule della famiglia delle Boletaceae. Cresce nei boschi di abeti e/o pini. Esistono tre varietà di fungo porcino in Finlandia; le altre due si chiamano Boletus pinophilus (männynherkkutatti perché accompagna il pino) e Boletus reticulatus (tammenherkkutatti perché accompagna la quercia che cresce solo sulla costa sud-ovest della Finlandia). Queste tre varietà sono geneticamente la stessa specie e le differenze nel colore sono causate dagli alberi con cui i funghi crescono in simbiosi. Ci sono anche altre specie nella famiglia delle Boletaceae, alcune delle quali velenose. Sono comunque facilmente riconoscibili per i loro tubuli e/o gamba rossi, per esempio il Boletus satanas.

Jpeg

(ecco un porcino che ho trovato qui a Kangasala una settimana fa – la sera stessa l’ho usato per fare un sugo di funghi porcini da mangiare insieme alle patate e verdure cucinate al forno!)

DESCRIZIONE

Il cappello del fungo varia dai 10 fino ai 30 centimetri di diametro. I tubuli sono lunghi fino 30 mm, molli e facilmente separabili dal cappello. All’inizio sono bianchi, poi giallastri e infine verdastri. Il gambo del porcino è molto robusto e compatto, di colore biancastro o nocciola chiaro.

QUANDO? DOVE?

I funghi porcini crescono da luglio ad ottobre nei boschi di abeti e/o pini in quasi tutta la Finlandia, eccetto in Lapponia. Se l’estate si rivela piovosa, i primi funghi porcini possono essere trovati già a giugno.

COMMESTIBILITÀ

Eccellente! Il nome latino edulis significa commestibile. Il fungo mantiene il suo ottimo sapore anche essiccato. Contiene molte proteine (circa il 25% del suo peso) e solo un po’ di grasso.

In Finlandia l’italiano Loreno Dalla Valle iniziò ad esportare funghi porcini sul mercato italiano negli anni ’90 e infatti il 70-80% dei porcini venduti nel Bel Paese sono di provenienza finlandese.

SUGO CON FUNGHI PORCINI

– Far soffriggere aglio e cipolla tritati in olio

– Aggiungere i funghi puliti e tagliati a fettine

– Far cuocere a fiamma bassa

– Spruzzare con poco sugo di soia (o vino)

– Aggiungere i pomodori tritati e far cuocere a fiamma bassa per 15-20 min.

– Salare, pepare e aggiungere il prezzemolo o altri condimenti